\\ Premio Giornalista Economico
Alberto Orioli
Vicedirettore Il Sole 24 ORE

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Alberto Orioli, 60 anni, due figli, ferrarese di nascita con una vita spesa tra Milano e Roma, ha svolto tutta la sua carriera professionale al Sole 24 Ore, salvo uno stage iniziale al Giornale di Indro Montanelli come cronista di “nera”. Voleva fare il giornalista fin dai tempi del liceo quando, al Leone XIII, curò i resoconti dei corsi pomeridiani di educazione politica. I gesuiti apprezzarono quel lavoro, soprattutto la passione che lo animava, e lo invitarono a seguire quella strada.

A 22 anni, dopo aver frequentato il terzo biennio dell’Ifg (Istituto per la formazione al giornalismo) e la facoltà di Scienze politiche alla Cattolica di Milano, è stato assunto al Sole 24 Ore da Gianni Locatelli per curare il presidio della seconda edizione, un lavoro notturno che per quasi tre anni gli ha consentito di assorbire le tante anime del giornale tramite la gestione delle ansie legate alle ribattute delle pagine.

Poi il passaggio alla sezione Problemi del lavoro dove ha maturato una specializzazione sui temi sociali e del welfare italiano che lo ha portato a scrivere nel 1993 un libro intervista a Gino Giugni Fondata sul lavoro?  (Ediesse edizioni) che approfondisce, con il “padre” dello Statuto dei lavoratori, tutta l’eredità morale e politica di una intera stagione riformista quando il dibattito pubblico comincia a parlare di 35 ore e di articolo 18.

Il trasferimento da Milano a Roma lo porta a vivere ruoli di gestione della redazione con responsabilità sempre crescenti. Fino a diventare capo della redazione romana. Nel 2008 Ferruccio De Bortoli lo nomina vicedirettore. Sono gli anni in cui il Sole24 Ore potenzia l’informazione sulla politica economica e lancia i format di Rating 24 e dei fact checking delle campagne elettorali, nonché le grandi inchieste sui costi della politica.

Il rientro nella sede centrale di Milano, sempre come vicedirettore, si accompagna a una nuova stagione di approfondimenti. A cominciare dal libro scritto con il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, sui 150 anni dell’Unità d’Italia, una rassegna degli ideali europeisti e degli ancoraggi storici della pedagogia civile di Ciampi. Non è il Paese che sognavo (Il Saggiatore) è il titolo del volume che - come noterà subito lo stesso Ciampi - «pesterà i calli a molti, ma proprio in questo è il suo valore».

Nel corso del tempo cresce l’attenzione al ruolo della politica monetaria che lo porterà a scrivere per Il Mulino un saggio sul linguaggio dei banchieri centrali Gli oracoli della moneta anche grazie agli incoraggiamenti di Tullio De Mauro, molto favorevole a studiare gli intrecci tra la filosofia del linguaggio e l’arte dei banchieri centrali nella gestione di tassi e moneta che si fonda - come diceva Ben Bernanke, mitico presidente della Fed - «sul 98% di parole e sul 2% di azione».

Ha sempre mantenuto un approccio di indagine molto legato all’economia reale. Proposta per l’Italia è il titolo di un libro scritto per Einaudi nel 2020 dove sono raccolte sette interviste ad altrettanti protagonisti dell’economia (Silvia Candiani, Andrea Illy, Emma Marcegaglia, Federico Marchetti, Carlo Messina, Renzo Rosso, Maro Tronchetti Provera) che, alla vigilia del varo del Pnrr per l’Italia, indicano quali debbano essere le scelte strategiche per il Paese, gran parte delle quali effettivamente recepite nel piano italiano.

Da due anni cura il Punto nel programma di Radio 24 Effetto giorno (diventato anche un Podcast). Ha realizzato inoltre una serie Podcast Dodici presidenti sulle vite dei presidenti della Repubblica che si sono avvicendati negli ultimi 75 anni, quest’ultimo lavoro è stato trasposto anche in un libro.