\\ Premio per la Carta Stampata 
Massimo Franco
Corriere della Sera

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Massimo Franco, 66 anni, romano, è editorialista politico del Corriere della Sera, quotidiano sul quale scrive dal 2003, chiamato da Stefano Folli. Da allora, segue le vicende italiane ed europee, ma anche vaticane, come analista e commentatore. La sua rubrica quotidiana, La Nota, è un punto di riferimento in un periodo caotico come l’attuale, nel quale districarsi in una massa enorme e informe di notizie si rivela più difficile. 

Anni dopo avere scritto uno dei suoi libri, Massimo Franco si sentì fare una confidenza. “Sai - gli disse il braccio destro di un capo dello Stato - mi fu chiesto dal presidente di informarmi sui motivi per i quali stavi scrivendo un tuo saggio. L’obiettivo era di sapere chi ti mandava”… Io risposi: “Siamo fregati: quello non lo manda nessuno!”.  È uno dei complimenti involontari che Massimo Franco ricorda con piacere. Nella sua ottica, essere giornalista significa analizzare e raccontare la realtà tendendo al massimo di obiettività e di indipendenza: senza farsi influenzare troppo neppure dalle proprie preferenze. 

Mark Twain, genio sarcastico del giornalismo statunitense dell’Ottocento, sosteneva che la libertà di parola è il monopolio dei morti. Ma per Massimo Franco, cercare almeno la verità del momento è obbligatorio. Il suo lavoro riflette un’epoca diversa da quella chiusasi con la fine della Guerra Fredda. È cambiato il palcoscenico, calcato da protagonisti un po’ improvvisati: più che sacerdoti, seminaristi del potere. E di riflesso si è modificata l’analisi politica, costretta a fare i conti con un sistema più fluido e con classi dirigenti volatili, in un contesto nel quale la politica estera, soprattutto europea, ha un peso più rilevante del passato. 

Per Massimo Franco, studi al Liceo classico Visconti, laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, l’approdo al Corriere è stato il frutto di una traiettoria professionale lineare. Prima, poco più che ventenne, “abusivo” senza contratto ad Avvenire e, appena diventato praticante, incaricato di seguire il caso Moro. Quindi il passaggio a Il Giorno con Guglielmo Zucconi. E nel 1986 e nel 1987, dopo mesi come visiting scholar all’Università della California, a Berkeley, il suo primo saggio, Lobby, il Parlamento invisibile, sui rapporti tra gruppi di interesse e partiti Usa. Nel 1989 Claudio Rinaldi lo ha chiamato a Panorama come “inviato nelle istituzioni”, dove ha raccontato il declino della Prima Repubblica e l’ascesa del berlusconismo.

Nel 2001 e 2002, dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, ha trascorso un lungo periodo all’International Institute for Strategic Studies (IISS) di Londra prima di passare nel 2003 al Corriere della Sera. Da allora, ha seguito la politica italiana e, a intermittenza, le strategie vaticane. Ha collaborato a Survival, la rivista dell’IISS, e a Comment is Free, il sito del Guardian di Londra.  E ha cercato di abbinare l’attività di giornalista della carta stampata e di commentatore televisivo con quella di saggista. Alcuni titoli: Hammamet, Polvere di spie, La crisi dell’impero Vaticano, Sono un ottimista globale-Conversazione con Bill Gates, Imperi Paralleli, storia dei rapporti tra Stati Uniti e Santa Sede, pubblicato anche negli Usa nel 2009 da Doubleday-Random House, e C’era una volta Andreotti. Il suo ultimo saggio, edito da Solferino, è L’enigma Bergoglio.