\\ Premio Under 40
Camilla Mozzetti
Il Messaggero

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Indro Montanelli diceva che un cronista lo si riconosce dalle suole delle scarpe, da quanto queste siano consumate. E anche Papa Francesco ha ricordato ai giornalisti, durante la 55esima giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, quanto sia dirimente camminare per le città, incontrare le persone, verificare le situazioni in cui ci si trova a lavorare.

Ho sempre creduto che una cronaca veritiera e pertinente non potesse prescindere da questo: osservare quanto più vicino possibile quello che mi circondava per provare poi a rendere ciò che dovevo al lettore, un racconto asciutto che avesse la forza e la validità di un'immagine. In questi anni ho provato a farlo misurandomi con tutto quello che una città grande come la Capitale e un Paese meraviglioso, eppure complesso, come l'Italia, rappresentano.

L'ho fatto spinta da una grande passione instillata da una professoressa di Italiano che alla vigilia dell'esame di Maturità mi disse: «Provaci a diventare una giornalista». Ci ho provato e ogni giorno continuo a farlo. Non solo per passione ho scelto questa strada ma anche per una meraviglia che questo mestiere offre pure quando c'è da scrivere di crimini efferati, di delitti inimmaginabili, di drammi personali e collettivi perché significa essere dentro ad una storia che si compie. 

Per me non è solo un lavoro, è un privilegio.

Nata a Roma il 13 marzo 1985, cresciuta poi a Rieti. Dopo la Maturità Classica ho scelto la facoltà di Scienze della Comunicazione, indirizzo Editoria e giornalismo all'università Lumsa di Roma poi il Master, sempre in Giornalismo. Dallo studio alla pratica il passo è stato breve: sono arrivati i primi stage – nelle redazioni dell'Ansa fotografico, dell'emittente televisiva “Romauno”, della Cronaca del Tg3 – le prime collaborazioni, spaziando dal mondo dell'arte contemporanea alla cronaca locale e nazionale fino a che ho varcato l'ingresso de Il Messaggero. Una grande avventura, in Cronaca di Roma, iniziata a dicembre 2012 che mi ha dato tanto e ogni giorno continua a farlo.

 

In questi quasi dieci anni mi sono trovata a scrivere e a raccontare tante storie e verso ognuna di esse mi sento riconoscente per il bagaglio umano e professionale che mi ha permesso di costruire: quello del cronista è un mestiere che non si finisce mai di imparare. Alcune storie mi hanno riempito di gioia altre mi hanno fatto fermare a riflettere, ad interrogarmi.

Per Il Messaggero, che mi ha aperto le porte, mi ha allevato e fatto crescere, ho seguito tanti casi, che hanno avuto anche un riflesso nazionale: dall'omicidio della giovane Desirée Mariottini, trovata cadavere a soli 16 anni, in un complesso abbandonato nel cuore del quartiere San Lorenzo, al delitto di Fabrizio Piscitelli. Storie di vita, di una città che cambia ogni secondo, di una società che a volte si fatica a comprendere. Per il giornale ho seguito le ultime due elezioni amministrative al Comune di Roma e mi occupo anche di Scuola, Commercio e Sanità.

 

Negli ultimi due anni grande è stato l'impegno per raccontare cosa la pandemia da Covid-19 ha comportato non solo sul Sistema sanitario nazionale e regionale ma nella società intera. Con quell'impegno che è diventato un “mantra”: porta a casa la notizia, per fare il mio lavoro e per quelle persone che al mattino continuano ad acquistare i giornali con la speranza e la convinzione di trovare in essi la risposta a tante domande perché il nostro è anche un impegno e un dovere civile. Che si deve a noi stessi e a chi confida nella stampa.