\\ Premio Internazionale
Mstyslav Čhernov
Evgeniy Maloletka
Vasilisa Stepanenko

Reporter ucraini Associated Press

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Un team di tre giornalisti coadiuvato a distanza da Lori Hinnant è per tre settimane l'ultimo o meglio l'unico baluardo di un'informazione libera e quanto più fedele possibile alla realtà che li circonda.

 

Il mondo si sveglia la mattina del 24 febbraio 2022 con la notizia di una guerra nel cuore dell'Europa, la Russia ha cominciato “l'operazione speciale in Ucraina per denazificarla”. Nei fatti segna l'inizio di una guerra da parte della Russia di Vladimir Putin che invade l'Ucraina, uno Stato sovrano. L'attacco russo da Nord, Est e Sud ha come obiettivo di destituire il potere a Kiev insediando un governo filo russo. Città fino ad allora sconosciute diventano familiari, immagini e storie corrono sui fili dell'informazione di mezzo mondo, l'orrore si manifesta con la città simbolo sotto assedio, un accerchiamento che dura 83 giorni prima della caduta. I russi vogliono Mariupol per costruire un collegamento via terra dalla Russia alla Crimea, occupata dal 2014 e collegata alla Federazione Russa con un ponte sullo stretto di Kerč. Quasi tutto quello che sappiamo su Mariupol lo dobbiamo al lavoro di Mstyslav Chernov, Evgeniy Maloletka e Vasilisa Stepanenko tre giornalisti dell'Associated Press, gli unici reporter internazionali rimasti in città durante le prime tre settimane di conflitto.

Mstyslav Chernov, da esperto di fronti di guerra, capisce le intenzioni russe. La città portuale orientale di Mariupol è un vantaggio strategico, a causa della posizione sul Mar d’Azov. La sera del 23 febbraio insieme con Evgeniy Maloletka, un collega fotografo di lunga data, partono da Charkiv con un furgone Volkswagen bianco e si dirigono a Mariupol.

Lungo la strada si preoccupano di dotarsi di gomme di scorta, a un uomo disposto a venderle nel cuore della notte e ad una cassiera di un negozio di alimentari ancora aperto raccontano che si stanno preparando alla guerra. Increduli li guardano come dei folli.

Arrivano a Mariupol alle 3:30 del mattino.

La guerra scoppia un’ora dopo. Sotto i colpi dell’artiglieria nemica Mariupol in un attimo è isolata dal mondo: senza acqua potabile, elettricità, gas, internet e linee telefoniche interrotte.

Chi può scappa, chi resta tenta di sopravvivere.

I reporter di Associated Press si servono di un telefono satellitare per trasferire immagini, video e testimonianze da dentro l'inferno di Mariupol. A rischio della loro stessa incolumità squarciano il velo del silenzio documentando morti, feriti, fosse comuni, attacchi alle abitazioni civili, ai rifugi e alla clinica di ostetrica.  Una sequenza dietro l’altra di immagini di devastazione con i russi che parlano di propaganda e finzione. I tre reporter mimetizzati con i camici dei medici dentro l’ospedale, per non essere catturati dai russi, restano fino all’11 marzo, l’esercito ucraino li mette in salvo con uno dei pochi corridoi umanitari a disposizione perché possano raccontare al mondo quello che sta accadendo. I primi a chiedere di filmare tutto sono proprio i medici dell’ospedale, travolti dal numero di morti e feriti che si trovavano di fronte senza sosta dallo scoppio delle ostilità.

Mstyslav Chernov

È un video giornalista e scrittore ucraino nato 1985, si è occupato di guerra, crisi migratorie, sociali e climatiche viaggiando in più di 50 paesi da freelance prima e per Associated Press dopo. In questi ultimi mesi si è occupato di testimoniare l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe.

 

Evgeniy Maloletka

È un fotoreporter originario della città di Berdyansk, la regione di Zaporizhya nell'Ucraina orientale. Maloletka ha iniziato la sua carriera di fotogiornalista nel 2009, si è occupato fin da subito delle crisi Ucraine, già prima di Crimea e Donbass.

 

Vasilisa Stepanenko

È una giovane cronista nata a Charkiv nel 1999. È una video giornalista freelance, ha lavorato per il Karkiv Post e Simon Tv. Dallo scoppio delle ostilità insieme con Mstyslav Chernov and Evgeniy Maloletka si è occupata di raccontare la guerra e in particolare il dramma di Mariupol.